Il Papa ai Giovani, Giornata diocesana dei Giovani 2016

Quest’anno abbiamo assistito alla trentunesima Giornata Mondiale della Gioventù, la seconda del nostro pontefice Papa Francesco che ha scelto come tema “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia”.

Un tema questo che rimbomba sempre di più nelle parole del nostro Papa, che non perde mai l’occasione per spiegare in modo chiaro cosa sia la misericordia, non solo di Dio ma la nostra misericordia verso il prossimo. Proprio così Papa Francesco, nella veglia coi giovani al  “Campus Misericordiae”, inizia la sua omelia dedicandosi ai nostri fratelli vittime di vari conflitti, o addirittura della guerra. Infatti, afferma il pontefice, “per noi non è più una cosa anonima, non siamo più tanto lontano da chi soffre, siamo tutti qui, siamo tutti fratelli”. Espressione quella del Papa che ha aperto le speranze di tutti verso un mondo migliore, verso un mondo di fratelli, che condividono dolore, gioia, tristezza, felicità. Analizzando ancora più a fondo, il Papa afferma: “ci sono momenti di paura, di angoscia per voi vittime, ma dove porta la paura? Alla chiusura e, quando ciò accade, spunta la gemella della paura: la Paralisi.” È proprio quest’ultima che può risultare letale a noi giovani. La paralisi, afferma il Papa “ci fa perdere il gusto di godere dell’incontro, dell’amicizia, il gusto di sognare insieme, di camminare con gli altri. Ci allontana dagli altri”. “Ma come ben sappiamo” - continua il Papa- “c’è un’altra paralisi alla quale i giovani tendono a imbattersi: è la paralisi più pericolosa, e nasce dal confondere il divano con la felicità. Per i giovani il divano aiuta a stare comodi, tranquilli, ben sicuri e in compagnia di videogiochi e computer per tutta la giornata”. Assolutamente veritiere le parole del pontefice che denuncia questo comportamento che i giovani d’oggi tendono ad acquisire, legandosi ad un divano ed essere esente da ogni male che lo circonda. “Ma attenzione” -afferma il Papa- “non siamo venuti al mondo per vegetare, per passarcela comodamente, per fare della vita un divano che ci addormenti; al contrario, siamo venuti per un’altra cosa, per lasciare un’impronta”. È proprio questo l’errore di noi giovani, cadere nella trappola che la felicità sia sinonimo di comodità, questa comodità da divano che “droga” i giovani, sottraendoli da una libertà, la libertà di lasciare un impronta significante nella vita. “Per seguire Gesù” - afferma il Papa- “bisogna avere una dose di coraggio, bisogna decidersi a cambiare il divano con un paio di scarpe che ti aiutino a camminare su strade mai sognate e nemmeno pensate, capaci di contagiare gioia, quella gioia che nasce dall’amore di Dio, la gioia che lascia nel tuo cuore ogni gesto, andare per le strade seguendo la pazzia del nostro Dio”. È proprio qui, cari giovani, che si tirano in ballo le opere di misericordia: Dio ci insegna a incontrarlo nell’affamato, nell’assetato, nel nudo, nel malato, nell’amico che è finito male, nel detenuto, nel profugo e nel migrante, nel vicino che è solo. È così che funziona: ci servono giovani che imparino a sostituire al divano un paio di scarpe, per girare le terre, i luoghi, far sentire la propria presenza nel creato, e, come ha detto Papa Francesco, lasciare un impronta, un impronta che resterà qui per sempre. 

 

                                                                                                  Gianluca D’Angelo